La vedova allegra
La mia dolce metà ha un vizio assai pericoloso: tende a conservare intrugli chimici di varia utilità in anonime bottiglie di acqua minerale, disponendole poi con estrema disinvoltura accanto alle normali bevande, forse per il perverso desiderio di vedermi trapassare prima del tempo.
Ieri sera, colto da improvvisa secchezza delle fauci, mi sono diretto in cucina in cerca di sollievo. Dopo aver afferrato il primo recipiente munito di tappo a portata di mano ed aver compiuto un paio di massicce sorsate, ho notato che il contenuto della bottiglia non presentava il consueto colorito limpido e trasparente tipico dell'acqua potabile, ma piuttosto una strana tinta nerastra con sfumature violacee. Questa strana constatazione, unita al saporaccio amarognolo che mi invadeva gradualmente il palato, mi suggeriva una drammatica realtà. Pallido ed angosciato attendevo gli imprevedibili effetti del mio gesto sconsiderato.
Fortunatamente, dopo aver scatenato ilarità generale, venivo informato che la brodaglia da me tragugiata era, in realtà, un fertilizzante di origine organica totalmente innoquo, che al massimo poteva causare sporadici episodi di flautolenza indomabile.
Fortunatamente, dopo aver scatenato ilarità generale, venivo informato che la brodaglia da me tragugiata era, in realtà, un fertilizzante di origine organica totalmente innoquo, che al massimo poteva causare sporadici episodi di flautolenza indomabile.
Riacquistato un decente equilibrio psicomatico, ho spiegato alla mia cara mogliettina, con l'ausilio di una mazza da baseball, che certe pratiche sono da ritenersi sconvenienti.

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